sabato 30 aprile 2005

Un giovane Lugana di dieci anni

Angelo Peretti
Il vocabolario spiega che si chiama archetipo il modello iniziale di qualche idea. Ebbene, il Brolettino è l'archetipo del Lugana affinato nel legno. In barrique addirittura. Nato in giorni in cui mettere i bianchi in botte piccola sembrava quasi fantascienza, se non eresia. Quando uscì, fu il classico macigno gettato nello stagno: un impatto sconvolgente sul tranquillo tran tran della produzione luganista, ma anche la definitiva presa di coscienza delle potenzialità del trebbiano coltivato sulle argille della riviera gardesana. Lo produce l'azienda agricola Cà dei Frati, un paio di chilometri di là del confine fra il Veronese e il Bresciano, nel cuore della Lugana. È qui che hanno vigne e cantina i fratelli Igino, Gianfranco e Annamaria Dal Cero, gli inventori del Brolettino.
Ne ho potuto provare (e bere) tre diverse annate, insieme. È stata la dimostrazione, l'ennesima, di come i bianchi importanti sappiano invecchiare bene. Di come il Lugana sia anzi vino che nelle sue migliori espressione sa accrescere grazia e bevibilità dopo qualche anno dalla vendemmia.
Prima bottiglia stappata: il 1994. Sono passati dieci anni, eppure il Brolettino '94 è ancora scattante, giovanile. Il colore resta il classico paglierino coi suoi lampi verdi. Il legno è ben fuso nella struttura: non s'avverte più memoria distinta del passaggio in carato. Le note minerali dei terreni argillosi e le venature floreali del vitigno rendono salda la prova olfattiva. Il bocca è nervoso, d'agile beva, magari solo un po' esile. Ma niente traccia di stanchezza.
Poi è toccato al Brolettino '96, annata bianchista in senso assoluto. Il colore è giallo carico. Il naso coglie vibranti sensazioni minerali, con la grafite a tutto tondo. In bocca è grasso, cremoso, opulente quasi. Eppure l'impressione è che stavolta il legno non abbia giovato, non abbia insomma portato nulla d'aggiuntivo alla stagione e all'uva.
Terza bottiglia: il Brolettino '97. E qui ecco gli applausi a scen'aperta. Perché questo Lugana è giovanilissimo, vibrante. I sette anni d'età non glieli daresti proprio. Mineralità e vegetalità si rincorrono nei profumi. In bocca si fondono agilità e corpo. Vino di grande bevibilità. Tracce di legno il palato non le ritrova neppure. Bell'esempio di come la botte piccola possa essere usata con intelligenza sui vini bianchi. E di come il lavoro in vigna, la scelta puntigliosa dei frutti sia essenziale: ogni anno i Dal Cero fanno più vendemmia sul medesimo vigneto, selezionando grappolo su grappolo. Da qui è nato questo '97, Lugana che ha davanti ancora lunga vita.
Complimenti.

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